L’importanza della presa | Ruolo dell’impugnatura negli esercizi

Oggi parleremo dell’ importanza della mano, del suo allenamento specifico, ed in particolare di come l’approccio alla presa degli attrezzi (strumenti sportivi o allenanti) sia di primaria importanza!

La mano, questo splendido risultato di millenni di evoluzione, è tanto perfetto nella sua forma e funzionalità da essere ricercato continuamente nella produzione pittorica e scultoria di ogni epoca.
La sua funzione di esplorazione e percezione del mondo si fonde perfettamente con le abilità di manipolare e compiere azioni fini e complesse.

Quindi, in che modo possiamo aumentare le sue capacità e come possiamo trarne vantaggio nelle nostre prestazioni?
Come possiamo a partire dalla mano aumentare la nostra espressione di forza?
o la qualità si movimento durante un alzata (stacco, panca), una trazione o in un gesto Sport-specifico?

Tenendo conto di questi 2 fattori per noi molto importanti: la percezione e la variazione.

PERCEZIONE

Percezione della mano, come PUNTO DI CONTATTO: durante la presa (di un bilanciere , o di una mazza, stecca, racchetta) prima del gesto in sé dobbiamo pensare alla mano come un tramite, un importante veicolo di informazioni: una mano troppo contratta, troppo stretta, rigida, deprime questa capacità di “SENTIRE“, ed il nostro sistema non è in grado di analizzare in modo ottimale la situazione, sprecando così molta energia per stabilizzare (più del dovuto) il resto del corpo.

In queste situazioni infatti la MANO va considerata come un OCCHIO, che permette al corpo di capire cosa sta per succedere, di ANTICIPARE e scegliere il miglior assetto, gestendo in maniera veloce, precisa ed efficiente lo stato di contrazione muscolare necessario al controllo posturale

“L’EFFICIENZA NASCE ANCHE, DALLA CORRETTA ANALISI DELLE INFORMAZIONI INTERNE ED ESTERNE DEL NOSTRO CORPO”

VARIAZIONE

Variazione degli stimoli e degli angoli di lavoro.
La mano come ogni altro organo è innervata, vascolarizzata e avvolta in una trama di tessuti (appunto cute, muscoli, fascia), che si collegano profondamente con tutto l’arto superiore, e con tutto il corpo in maniera dinamica. Quando esprimiamo forza, questa viene trasmessa attraverso vettori che entrano nella mano passando appunto nei tessuti.

Variare gli angoli di lavoro, modificando la presa (es. supinando o pronando, enfatizzando le ultime dita rispetto alle prime o viceversa, o usando di più la zona palmare rispetto a quella digitale) è un aspetto determinante, infatti ci permette di:

  • Comprendere e determinare quale assetto/variante ci permetta di migliorare il gesto specifico (e quindi la prestazione)
  • Mantenere la capacità di veicolare al meglio i vettori di forza, seguendo diverse percorsi.
  • Fornire una modifica dello stimolo specifico, utile per mantenere una progressione più lineare dei miglioramenti, mantenendo vivo e reattivo il nostro Sistema Nervoso in un opera di continua analisi e modulazione delle nuove situazioni.

Per noi del team Focus Training Studio, lo studio e l allenamento legati alla mano sono un continuo campo di ricerca e sperimentazione che ci spinge a trovare nuove soluzioni e metodologie allenanti, con l’obiettivo costante di migliorare ogni singolo aspetto del movimento e della performance dei nostri allievi.

Dott. Massimo Coretti
Fisioterapista
Posturologo clinico
Movement trainer Specialist

Addominali scolpiti || Cosa ti serve

Addominali scolpiti e relative foto sui social, l’emblema del benessere nella società dell’immagine. Vuoi addominali scolpiti? Va bene si può fare, ma ti prego di non farmi sentire più quello che ho sentito ieri da una allieva che ho preso in carico da pochissimo.

Leggi questo breve esempio per capire da quale base NON partire per scolpire il tuo addome.

  • Trainer: “ faremo un bel circuito con esercizi a catena cinetica lunga, metabolicamente attivanti. Dovete fare TOT ripetizioni in 20 minuti. Se finite in tempo facciamo un circuito mirato agli addominali.
  • Ragazza che vuole gli addominali scolpiti: “ scusa, ma posso iniziare dal circuito addominali?”
  • Trainer: “come mai? Hai qualche problema in particolare?
  • Ragazza che vuole gli addominali scolpiti: “no, è che voglio gli addominali scolpiti, quindi vorrei esser sicura di fare tutto il circuito addominali”

Ecco, questa è una idea vecchia, anzi vecchissima, che bisogna totalmente eliminare!

Fare addominali NON ti aiuterà ad avere la tartaruga

Il crunch è comunemente sopravalutato nella sua capacità di generare un addome definito.

O perlomeno non è la strategia principale per ottenere il risultato.

Ora, molti di voi penseranno che non sto dicendo nulla di nuovo. Che questa cosa è risaputa, e pensavo così anche io.

INVECE NON E’ COSI’

Ancora oggi una buona percentuale di persone con cui parlo pensa che facendo gli  “addominali” (nella accezione comune si intende fare crunch e simili) escano fuori i famosi addominali scolpiti.

Per avere al posto dell’addome quella scacchiera durissima che tanto agognavi è importante e prioritario solo questo, e te lo dico in parole semplici:

TOGLIERE GRASSO ADDOMINALE

Hai fatto caso ai bambini che giocano in spiaggia in estate? Hanno dai 5 ai 10 anni e alcuni di loro sembrano avere la famosa tartaruga. Eppure si suppone che a quell’età non si facciano 3 sessioni di crunch settimanali, no?

Molto semplice: sono magri, asciutti. Non hanno massa grassa addosso. Hanno una bassissima percentuale di liquido extracellulare. Una fortuna genetica? Discorso ampio…potremmo dire anche di SI, ma quanto è importante il comportamento alimentare familiare? Tanto.

Ma non divaghiamo… vuoi anche tu la scacchiera come il bambino di 5 anni ma non riesci a “spannare” questo addome?

Semplice:

                Dieta, allenamento e stile di vita.

Per ciò che riguarda la dieta non si scappa: fatti seguire rigorosamente da un nutrizionista sportivo, competente e abilitato. Non credere a chi ti dice di togliere i carboidrati. Non credere a chi ti dice che devi fare la chetogenica come panacea di tutti i mali. Non credere a nessuno, fatti seguire solo da un NUTRIZIONISTA SPORTIVO. E basta.

Invece per quel che riguarda l’allenamento devi prediligere esercizi metabolicamente attivanti. Meglio un circuito di allenamento funzionale (che comprende impegno muscolare da parte di tutte le tue catene cinetiche) piuttosto che una sessione di soli addominali.

O se vogliamo dirla in modo drammaticamente riduttivo meglio 50 burpees che 200 crunch. Giusto per far capire il concetto.

Con stile di vita mi riferisco alle variazione di produzione endogena dell’ormone dello stress: il cortisolo.

E’ un elemento importante se si parla di raggiungere obiettivi di definizione estrema, poiché, quando il nostro sistema mente/corpo è sotto stress, tende a stoccare fisiologicamente grasso in determinate riserve corporee.

Qui il tema è ampio: dire ad una persona stressata di non essere stressata è il modo migliore per farsi mandare a quel paese.

Tuttavia, con l’aiuto del tuo team Personal trainer/nutrizionista puoi farti guidare a modificare il tuo stile di vita. Si parla di gestione dei ritmi circadiani sonno-veglia, si parla di ottimizzare la frequenza di allenamento in modo da avere un risultato fisico senza aumentare eccessivamente il livello di stress per il tuo corpo, si parla di trovare dei metodi di gestione e sfogo della rabbia.

Se avete dubbi o domande da fare scrivetemi a info@focustraining.it, sarò lieto di aiutarvi a capire cosa fare nel vostro caso specifico.

Concludo con un consiglio generale e veloce:

 se vuoi gli addominali scolpiti non perdere tempo con 1001 modi di fare i crunch.   

Dott. Flavio Bulgarelli

Psicologo e personal trainer

Titolare di Focus Training Studio

Come allenare COMPLETAMENTE le gambe

Faccio subito una piccola premessa: non mi sto riferendo all’allenamento classico in sala pesi, ma intendo l’allenamento della parte inferiore del corpo secondo l’ottica funzionale.

Che cosa vuol dire quindi?


Allenare un muscolo, o meglio una catena cinetica, non solo secondo la loro azione, ma anche secondo la loro FUNZIONE.
Questa è la grande prima differenza: il Body-building tradizionale ricerca in maniera estrema l’isolamento muscolare, ovvero porre stress sui singoli muscoli al fine di guadagnare in termini di massa. Ciò porta l’attenzione del gesto esclusivamente sull’azione del muscolo.
L’allenamento funzionale si pone come obiettivo la stimolazione e lo sviluppo simultaneo di gruppi di muscoli, impegnati all’unisono al fine di effettuare un gesto complesso.

Questo vuol dire eseguire un allenamento considerando principalmente la FUNZIONE delle catene cinetica. 

Non stiamo qui ora a spiegare le varie azioni dei singoli muscoli, dove originano o dove si inseriscono. Non ci interessa (non in questo contesto perlomeno). Concentriamoci invece sulla FUNZIONE della catena muscolare dell’arto inferiore, comunemente detta CATENA ESTENSORIA DELL’ANCA.

Essa è nata e si è evoluta per la propulsione; movimenti esplosivi, scatti, balzi, salti…..

Vi propongo un classico allenamento per gli arti inferiori:

  • Front Squat 3×10
  • Affondi sul posto 3×10 (10 ripetizioni per gamba)
  • Stacchi (o Deadlift) 3×10

Esaminando un programma come questo non possiamo dire che sia sbagliato e infatti non lo è.


Possiamo affermare semplicemente che non sia completo al 100%


Abbiamo delle componenti di salto? Abbiamo componenti esplosive? Troviamo dei balzi segnati? Non mi pare proprio….

Non abbiate paura di inserire questi elementi nel vostro allenamento, non commettete l’errore di considerarle cose “inutili”, perché non lo sono affatto!

Datemi fiducia. La vostra forza aumenterà, così come la vostra coordinazione e le componenti che si occupano della stabilizzazione dei segmenti corporei.

Dott. Davide China
Specializzato in Riabilitazione e Recupero Funzionale
Responsabile Weckmethod Italia 

Come insegnare rapidamente lo SQUAT

Lo squat: un esercizio fantastico e allo stesso tempo molto difficile da far eseguire correttamente, in quanto frutto di una complessa collaborazione tra il nostro sistema nervoso ed il nostro sistema miofasciale.

Non si tratta di un semplice esercizio fine a sé stesso, ma è ormai un caposaldo anche nei principali programmi di riabilitazione sportiva e di recupero post-infortunio.

Come spesso accade in questo lavoro, noi preparatori ci troviamo a dover dare il miglior risultato nel minor tempo possibile. La difficolta è quindi doppia: lavorare bene, di qualità, ma farlo anche molto rapidamente.

Direte voi: quanto ci vorrà mai ad insegnare ‘sto squat? Dipende dai casi ragazzi, come tutto in questo ambito. Se siamo fortunati troveremo il neofita “prodigio” (poche volte), oppure il soggetto che necessita di molte più attenzioni e cure.
Questo non dipende solo da quanto una persona sia predisposta, ma anche da una serie di fattori che portano ad avere disfunzioni nel sistema.

BOSU GOBLET SQUAT

Veniamo ad un aspetto un po’ più tecnico: quali sono le problematiche principali che affrontiamo nell’ approcciarci a questo esercizio? Nella stragrande maggioranza dei casi troveremo persone che hanno una totale mancanza di attivazione della catena posteriore (mi riferisco all’ insieme di muscoli e strutture presenti nella parte posteriore della coscia, quindi glutei, muscoli ischio-crurali).

Non sto parlando necessariamente di una mancanza estetica (vedete muscoli non sviluppati…no!) Intendo una mancanza di consapevolezza della propria catena posteriore.
Ciò comporta una seria conseguenze nello squat; quello che salterà subito all’occhio sarà che il peso del cliente tenderà ad andare istintivamente avanti, sulla zona anteriore del piede.

Questo vuol dire anche che, man mano che scenderà, alzerà i talloni e scaricherà il peso sulle ginocchia attivando conseguenze non desiderate.

Soluzioni pratiche, so che volete soluzioni pratiche!

Chi ci segue da un po’ di tempo ormai saprà che abbiamo una predilezione per il Bosu élite. Ve ne abbiamo già parlato in questo articolo. Ma perché ci piace così tanto?
Perché è semplicemente unico, c’è poco da fare e chi lo proverà ci darà ragione.
ATTENZIONE! Non confondiamolo con la vecchia versione del Bosu (la mezza palla blu), usata principalmente come “Allenamento per l’equilibrio”.

BOSU POWER POSITION

Tale attrezzo è stato pensato e strutturato affinché andasse a stimolare una zona specifica del piede, chiamata “balls of-the feet”, la quale è strettamente legata con l’attivazione della catena posteriore.

Seguite questa sequenza, prendetevi mezz’ora con il vostro cliente e riservatela SOLO per lo squat.

Finita la sessione il vostro allievo sarà in grado senza alcun dubbio di eseguire almeno uno squat fino al parallelo.
Il transfer del sistema nervoso sarà immediato già dal primo squat di controllo, il cliente avrà da subito una percezione diversa in relazione all’esercizio

  • MAGGIORE STABILITA’
  • DISTRIBUZIONE CORRETTA DELL’APPOGGIO DEL PIEDE
  • MIGLIOR CONTROLLO E QUALITA’ DEL MOVIMENTO
Un passaggio nel BOSU STRAP SQUAT ADVANCED

E questo è solo l’inizio!

Per saperne di più visita il nostro sito www.focustraining.it e richiedi un appuntamento per una valutazione GRATUITA

Dott. Davide China

Specializzato in Riabilitazione e Recupero Funzionale

Coordinatore Weckmethod Italia

Personal trainer? Serve il talento !

Ciao mi chiamo Flavio. Sono 14 anni che alleno le persone. E mi sono fatto l’idea che per fare questo lavoro serve una specifica capacità, che va al di là della preparazione tecnica. Te lo spiego in breve.

Michele Falanga e Flavio Bulgarelli consegnano il diploma di istruttore di allenamento funzionale a Giulia.

Ovvio che per fare questo mestiere devi conoscere l’anatomia, il movimento, la biomeccanica. Devi aver fatto corsi su corsi, devi aver studiato partendo anche da un corso di base come, ad esempio, questo qui di cui sono docente. Ma il mio corso, così come tanti altri non sono che un passaggio base che diamo per scontato che tutti abbiano intrapreso, presso una scuola o un’altra.

Puoi essere preparato tecnicamente quanto vuoi, ma non riuscirai ad insegnare nulla se non hai IL DONO DEL FORMATORE.

“Dono del formatore” è secondo me la definizione più azzeccata per descrivere la capacità di trasmettere. Si tratta di un talento intuitivo istantaneo. Tu sai cosa devi dire all’altro per far si che egli intenda e metta in pratica quella propedeutica necessaria per apprendere un movimento. Capisci al volo se devi farti imitare facendo un esercizio vicino a lui. Oppure se una persona ha bisogno di una spiegazione verbale approfondita prima di passare ai fatti.

Certo, se fai un bel corso di Programmazione Neuro Linguistica ti insegnano come comunicare più efficacemente con una persona. Ma se non ce l’hai di talento, tutto questo serve a poco. In questi 14 anni ho capito questo.

E tu ce l’hai questo istinto?

  • Quando vedi qualcuno che insegna qualcosa a qualcun altro ti viene spontaneo desiderare di aggiungere una frase o un dettaglio che secondo te renderebbe più semplice per quell’allievo comprendere il messaggio?
  • Quando vedi qualcuno che sbaglia a far qualcosa ti viene l’istinto di aiutarlo e correggerlo?
  • Se qualcuno non capisce quello che cerchi di comunicare ce l’hai la pazienza di ripetere il messaggio? E soprattutto cerchi altri modi per farti capire? Esempi, metafore, movimenti, citazioni. Desideri più di ogni altra cosa ottenere il risultato di aver condiviso la tua conoscenza?

Se la risposta a tutte queste domande è SI, allora probabilmente hai una buona base per poter fare questo mestiere. Poi ci sono ovviamente gli altri aspetti. Devi aggiornarti continuamente, perché da ormai quasi venti anni il mondo delle scienze motorie è in continuo mutamento (e proprio ultimamente ci sono delle novità come spieghiamo in questo articolo qui. ) Sai cosa è la “fascia”? Conosci i protocolli per condizionare la forza ? Devi fare corsi su corsi e tenere le orecchie aperte sulle nuove scoperte. Ma tutto ciò viene dopo. Un personal trainer è anzitutto una guida. Non è solo un tecnico, è un maestro. A volte è un esempio.

Flavio Bulgarelli con una allieva.

Alla conclusione di questo mio personalissimo punto di vista ti dico che per fare questo mestiere servono due cose: una te la spiego in un articolo a parte che puoi leggere qui. E l’altro grande elemento necessario è una vocazione. La vocazione del “formatore”. La tua vita diventa una missione, perché ti occupi della salute delle persone e del loro cambiamento verso una vita migliore. Se ti limiti a pensare di essere un tecnico sbagli di grosso. Tu sei il medico della vera prevenzione.

Ad ogni modo, questa è la mia esperienza. Questo è il mio parere. Questo è il modo in cui vedo la mia professione: una vocazione.

Dott. Flavio Bulgarelli

Psicologo e personal trainer

Titolare di Focus Training Studio

Che la forza sia con te. (seconda parte)

Dopo l’articolo precedente, eccoci giunti alla seconda parte dell’argomento “forza” e in questo articolo vedremo come allenarla e come essa è correlata ad altri “sistemi” del corpo (fascia, S.N.C., etc.)

I protocolli di allenamento per la forza spopolano nel web (metodo russo, kazako, americano, la programmazione ondulata, il Texas method, il Westside, il metodo delle 20 singole, etc.) e tutti sono validi, ma ogni allenamento va contestualizzato ed adattato al soggetto, quindi di mille che se ne possono trovare neanche uno potrebbe fare al caso vostro se non viene personalizzato.

Partiamo dal principio, per esprimere forza il corpo come prima cosa ha bisogno di mobilità.

Nei fatti, la mobilità (che ricordiamo non si ottiene con lo stretching) è fondamentale in quanto dei buoni range di movimento delle articolazioni non solo scongiurano eventuali danni ad esse, ma con una maggiore mobilità ci sarà l’apertura di nuove “mappe neurali” a disposizione della nostra centralina (il S.N.C. appunto), che avrà più informazioni e più recettori attivi per compiere quel movimento nel modo più economico possibile.

Dopo degli esercizi di mobilità generali ci troviamo ad affrontare in maniera più specifica il gesto atletico da compiere, che a seconda dell’allenamento potrà essere uno stacco, una panca, uno squat ma anche delle trazioni o un semplice rematore.

La strada per esprimere la massima forza in uno specifico gesto è la tecnica, da qui non si scappa. Quindi in base al vostro grado di tecnica nell’alzata imposterete il vostro allenamento; se per esempio vi approcciate per la prima volta ad un panca di sicuro il vostro allenamento non sarà incentrato sulla ricerca di un massimale o su una giornata di volume, ma bensì sarà rivolto al massimo sviluppo tecnico di quell’alzata, quindi dal set up all’unrack, dall’apertura del torace allo sticking point.

Inoltre per lavorare sulla tecnica i tempi dell’alzata devono essere lunghi, bisogna far percepire il carico al corpo e bisogna indicargli come comportarsi, facendogli sviluppare coordinazione e sinergia.

Poi, oltrepassato un periodo di apprendimento tecnico (minimo 8 settimane) si alzeranno le percentuali in modo da trasferire questa tecnica a carichi più alti, diventando capaci di muovere perfettamente carichi sempre più elevati. (questo periodo deve durare circa 3 mesi)

Dopo queste fase ha senso cercare un massimale.

Arriviamo al punto dove abbiamo appreso e automatizzato la giusta tecnica e quindi è il momento di macinare ripetizioni su ripetizioni a carichi medio-alti; l’imprinting motorio dopo questa fase ti darà effetti positivi per lunghissimi periodi.

Ricapitolando:

  • Primo approccio ad uno specifico gesto tecnico come squat o stacco? Allena la tecnica
  • mantieni questa tecnica a carichi più elevati
  • dopo aver consolidato il movimento macina volume
  • passate queste 16 settimane di volume avrai un massimale di tutto rispetto

Ora vorrei focalizzare l’attenzione su come la forza possa essere influenzata (anche negativamente) da dei sistemi complessi del nostro corpo quali:

  • sistema nervoso
  • postura
  • mobilità (già trattata)
  • Ultima, non per importanza, la FASCIA (diversa dal tessuto connettivo)

La correlazione tra sistema nervoso e forza è diretta, anzi la forza è soprattutto un’espressione di forza neurale, quindi più il nostro S.N.C. è allenato e attivo più il movimento sarà fluido e automatico esprimendo la massima forza possibile.

(ricordiamoci che è il motoneurone alfa che controlla la contrazione dei sarcomeri e non viceversa)

La postura influenza il nostro movimento sia durante la giornata sia sotto carichi, viene da sé che un corretto ritmo scapolo omerale e una mobilità di spalla buona influenzano positivamente il nostro gesto, dalla trazione alla panca allo stacco.

Per non parlare dei problemi che possono causare dei muscoli troppo accorciati (per esempio in una condizione di ipercifosi dorsale) nell’eseguire una panca o uno squat; dunque prima di approcciarsi a qualsiasi tipo di esercizio sarebbe opportuno fare uno screen della postura (anche in dinamica) e correggere eventuali errori.

Lascio per ultimo la correlazione Forza-Fascia. La fascia sta emergendo negli ultimi anni ed è una delle più grandi scoperte recenti nel campo dell’anatomia; si sta scoprendo come essa influenzi il nostro sistema corpo ad un livello molto profondo.

La fascia è composta da tessuto connettivo che percorre tutto il corpo e risponde al principio della biotensegrità. Questo tessuto è dotato di una straordinaria potenza, può accumulare e rilasciare grande energia e si stima che della forza generata da un “muscolo”, il 30-40% di essa è trasmessa attraverso il tessuto connettivo.

Il sistema mio-fasciale è inoltre responsabile dell’efficienza dei nostri gesti (atletici e non), della nostra stabilità, mobilità ed elasticità, ed ovviamente, quando è in disfunzione è responsabile delle nostre problematiche dolorose.

La nostra fascia è in continuo cambiamento, nel giro di 24 ore il nostro tessuto connettivo sarà cambiato e si sarà adattato a stimoli o richieste poste su di esso.

E se siamo costanti, dopo diversi mesi la sua struttura sarà cambiata in modo pressochè definitivo e se ne godranno i benefici in termini di movimento efficiente ed economico.

Per qualsiasi altro consiglio o chiarimento scriveteci tranquillamente, tra i contatti di questo sito troverete la nostra mail. Siamo pronti a rispondervi.

Andrea Berdini

Personal trainer specialista nel condizionamento della forza e del sistema neuromotorio

Che la forza sia con te. (prima parte)

Cos’è la forza? Come allenarla ? Ma soprattutto, qual è il suo ruolo nella nostra quotidianità?


Partiamo dal presupposto che con il termine “Forza” non ci si riferisce solamente alla forza bruta del classico bodybuilding o meglio ancora del sollevamento pesi.


La forza può essere espressa in 5 modi diversi (Bosco 1997):


-forza massima
-forza dinamica massima
-forza esplosiva
-resistenza alla forza veloce
-resistenza muscolare


Ognuna di queste “qualità” ha fattori intrinseci propri e richiede un certo tipo di
allenamento per progredire, allenamento che potrà vedere la combinazione di più qualità o la consolidazione di una di queste, ma questo lo vedremo nei prossimi articoli.
Tornando a noi: quanto è importante la Forza nella vita di tutti i giorni?
TANTO! Allenare la Forza nella suo totalità è il più grande investimento a medio/lungo
termine che possa fare un atleta, un utente medio della sala pesi o una vecchietta di 80 anni.


I parametri dell’aumento della forza sono vari :


-dimensione dei muscoli (sezione trasversa e lunghezza)
-efficienza del processo contrattile (forza/sezione)
-la cinetica dei ponti trasversi migliora
-migliorano le riserve anaerobiche
-influenze nervose (aumenta la velocità di conduzione dell’impulso grazie alla
mielinizzazione dell’assone)
-aumenta il numero delle unità motorie attive
-aumenta la coordinazione dei muscoli agonisti-antagonisti
-influenze ormonali (contano dalla pubertà in poi)
In generale un aumento della forza è importante per quanto riguarda le nostre azioni
quotidiane, azioni che vanno dall’alzarsi da una sedia a portare buste pesanti, dal chinarsi per raccogliere un oggetto ad elevare il braccio per prendere una cosa in alto (in tutti questi casi oltre che un buon livello di forza c’è bisogno di una buona mobilità).

(Fisiologia dell’esercizio fisico e dello sport, 2019)

Inoltre esistono degli studi che correlano il livello di forza con il rischio cardiovascolare.
Ad esempio in uno di questi, si è rilevato che la capacità di svolgere push up è inversamente correlata al rischio di eventi cardiovascolari entro 10 anni (in uomini di età compresa tra i 21 e 66 anni); i partecipanti che sono stati in grado di eseguire dagli 11 push-up in sù, avevano ridotto significativamente il rischio di eventi cardiovascolari successivi (Justin Yang et al. “Association Between Push-up Exercise and Future Cardiovascular Events Among Active Adult Men” Jama Network Open. 2019;2(2):e188341)


Un altro importante aspetto della forza è quello di ridurre il rischio infortuni; primo perché un aumento di quest’ultima porta ad aumentare a cascata la funzione di tutti gli organi sensoriali (tra cui fusi neuromuscolari e OTG) deputati al controllo della contrazione muscolare e quindi più “attenti” ad eventuali situazioni di “pericolo” per le nostre articolazioni e per la nostra muscolatura; secondo perché un aumento della forza interessa anche l’integrità delle nostre capsule articolari e dei nostri legamenti, che saranno, a causa di un buon allenamento, costrette a fronteggiare carichi sempre maggiori e dovranno quindi adattarsi diventando sempre più resistenti e più idratate (liquido sinoviale).

Tirando quindi le somme, la Forza va allenata in ogni sport e va fatto sotto il controllo di un Trainer o professionista adeguato che sa bene come far esprimere al massimo il nostro potenziale, ma questo lo abbiamo già spiegato nel nostro articolo .

Nel prossimo articolo, la seconda parte, analizzeremo alcune metodologie per allenare la forza. Stay tuned.

Per qualsiasi approfondimento non esitate a scriverci o passate a trovarci da Focus Training Studio.


Buon Allenamento a tutti!

Andrea Berdini

Personal trainer specialista nel condizionamento della forza e del sistema neuromotorio

Un attrezzo magico: sotto i tuoi occhi da sempre e non te ne sei accorto.

No, non siamo di quelli che ti tengono ore sulle spine in pieno stile “marketing spicciolo”.

Te lo diciamo subito di cosa stiamo parlando: del BOSU, e il 90% dei trainer italiani non sa di preciso come si usa.

Se credi che il Bosu sia quella mezza sfera blu inventata da David Weck intorno al 2000, hai ragione a metà.

Forse non sai che ce n’è una nuova versione molto più interessante, frutto di più di 10 anni di studi che si chiama Bosu Elite e fa parte insieme ad altre attrezzature del moderno “Weck Method”.

Le sue caratteristiche lo rendono uno strumento indispensabile e rivoluzionario per chi, come noi, lavora nel campo del movimento umano.

Sfruttando il “Limit Force Elastic Training” tramite il concetto di fattore esponenziale di accelerazione (tipico di alcuni materiali elastici) accende il sistema nervoso ed il suo effetto è pressoché istantaneo.

Questo si traduce in un miglioramento del movimento e della biomeccanica che resta impresso nel sistema nervoso in maniera duratura.

Tra i suoi mille esercizi oggi parliamo del “Compression Squat”.

Posizionandoci sul Bosu Elite con i piedi a 45 gradi (formando quindi un angolo di 90 gradi), i talloni che si sfiorano ed effettuando una spinta dell’avampiede nella zona detta dei “Green Dots” si avranno questi benefici:

–         Ripristino dell’appoggio corretto con relativo miglioramento della biomeccanica della locomozione

–         Ripristino del collegamento mio fasciale e relativa trasmissione delle energie dal core agli arti inferiori e viceversa

–         Attivazione profonda istantanea catena posteriore e adduttori

 

Per questi e mille altri motivi questo tipo di esercizi sul Bosu Elite vengono anche chiamati “Primer”, per la loro capacità di attivarci ed ottimizzarci velocemente rendendoci così pronti per affrontare un allenamento intenso tramite una maggiore attivazione profonda muscolare e mio fasciale.

Questo è solo uno dei tanti esercizi che il Bosu Elite ci permette, unico nel suo genere, di effettuare, ed è talmente efficace che sta entrando prepotentemente nei protocolli di riabilitazione di trainer, coach e fisioterapisti.

 

Se hai voglia di saperne di più non esitare a contattarci o passa a trovarci, siamo felici di condividere conoscenze e studi con tutti. sia colleghi personal trainer che amatori.

Michele Falanga 

Personal & small group trainer

Responsabile Weckmethod™ Italia

Non ci sono dubbi a riguardo!

Non ci sono dubbi a riguardo: usate le metodiche e i protocolli dell’allenamento funzionale e avrete successo con i vostri clienti.

Vediamo perché.

 

Partiamo dal fatto che il mondo del bodybuilding e dell’allenamento classico in sala pesi affascina solo una piccola percentuale delle persone che si allenano.
Ciò che accomuna queste persone è “come” vivono il lavoro in sala pesi:

1-  È noioso (sembra banale, invece è determinante. Una persona che si annoia non avrà mai risultati).

2- Sentono di non avere accesso alle piene potenzialità del proprio corpo.

E hanno ragione su questo!
L’allenamento classico in sala pesi ha come obiettivo principale l’isolamento muscolare, e quindi la ricerca estrema dell’esercizio solo per il deltoide, solo per i bicipiti e così via…. Il corpo viene visto come tanti piccoli segmenti che lavorano indipendentemente dagli altri.

L’allenamento funzionale ha come scopo quello di sviluppare capacità sfruttando lunghe catene muscolari. Come si traduce? Guadagno di forza, di mobilità, di equilibrio e coordinazione.
Non lo dico io; lo dice la letteratura scientifica e lo dicono i fatti. Su questo non ci piove.

Chiariamo anche un’altra cosa che molto spesso crea fraintendimenti:
ALLENAMENTO FUNZIONALE non vuol dire kettlebell, non vuol dire corpo libero, non vuol dire trx.
Ovviamente ci sono attrezzi che si prestano più di altri per compiere gli esercizi tipici del funzionale, ma non è l’attrezzo a fare l’allenamento, sono i concetti e le metodiche usate!

Cosa vuol dire allora allenamento funzionale? Semplicemente effettuare esercizi secondo la funzione di queste grandi catene muscolari, le quali collaborano al fine di eseguire gesti complessi, ma che rispettano la natura del nostro sistema corpo.

Allenamento dopo i 40 anni

Ho 40 anni, quale allenamento fa al caso mio senza rischiare di farmi male?

Viene fatta spesso questa domanda, per la paura che l’età che avanza rappresenti un pericolo per la vita quotidiana. Anzi, molto spesso la risposta delle persone sedentarie, che non si allena dopo una certa età, è proprio questa: non mi alleno altrimenti mi faccio male.

In realtà è la mancanza stessa di movimento, o dell’attività motoria generale, a creare infortuni e altre problematiche.

L’allenamento è un rimedio, non una controindicazione.

Tienilo bene a mente.
Quindi come allenarsi dopo i famosi 40 anni? Non ci sono ricette magiche, come per nessun’altra cosa in questo campo, ma ci sono dei consigli, che la maggior parte di noi dovrebbe seguire.
Vediamone alcuni:

  1. Cercate di seguire (o cominciare) allenamenti che migliorino e incrementino la vostra forza e il controllo dei movimenti. L’età ci rende meno forti e meno precisi, questo ce lo dicono i dati scientifici.
  2. Allungate i muscoli prima di allenarvi! Sì è vero, questo ce lo dicono tutti, ma perché?
    Una buona lunghezza dei tessuti riduce gli infortuni che possono verificarsi sia durante gli allenamenti che nella vita di tutti i giorni e permette di esprimere in maniera più efficiente la nostra forza.
  3. L’allenamento non rappresenta un rimedio solo per fattori muscolo-scheletrici, ma anche ormonali, soprattutto per gli uomini, che vedono calare i valori di alcuni ormoni.
    L’attività motoria permette un aumento di testosterone e Gh (ormone della crescita), e soprattutto un miglior controllo della glicemia, evitando così problematiche di insulino-resistenza e diabete.
  4. Infine, sembra banale, l’allenamento mantiene vigile e lucido il nostro sistema nervoso.
    Il cervello soffre pesantemente quando manca il movimento, mentre quando questo è presente, trasmette più velocemente e in modo più efficiente gli impulsi nervosi.

L’allenamento non ha età, inizia subito!

Il consiglio principale che ti do è: comincia subito! Perché l’allenamento non ha età.
“Age is a State of Mind”

Dott. Davide China –  Personal trainer specialista in riabilitazione e rieducazione motoria.